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A questo punto, nella mia mente, emerge il ricordo di quel 1° Gennaio 1988, quando all'alba partivo da Parigi per la mia prima "Dakar", con un grande emozione ed una paura infinita, dentro di me non sapevo se ce l'avrei fatta in quella grande corsa, a sfidare questo fantasma della "Dakar", una cosa più grande di me, e soprattutto se ce l'avrei fatta nel mondo delle corse e nella vita di tutti i giorni. Lo scenario delle corse in Africa è apocalittico, la partenza della prova speciale è sempre molto impressionante, gli elicotteri si alzano in volo per vegliare le vetture in corsa nel deserto, sulle dune, in mezzo alla savana, la luce è gialla come lo è il colore della sabbia che vola, le prime auto si allineano a due minuti l'una dall'altra, tu ti prepari respiri a fondo e sai che per 500, 600 o a volte anche 800 km, devi cercare di essere il pił veloce, il più rapido, il più freddo di tutti quanti,possibilmente senza danneggiare la vettura. l'Africa è stregata, ogni volta è diversa, ti riserva sempre una nuova sorpresa e la sorte gioca un ruolo molto importante, se lei ha deciso di esserti amica puoi anche essere un grande, altrimenti se ti abbandona, tutto diventa molto molto difficile, quasi impossibile e a volte ci si ritrova perduti nel silenzio del deserto a cavallo delle dune, impotenti nei suoi confronti, impotenti contro l'africa e il suo deserto!
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